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ANIMALI IN PARK - installazione di sculture



ANIMALI IN PARK è un’installazione permanente di sculture degli studenti del liceo artistico "L.B. Alberti" di Firenze coordinati dal Prof. Paolo Lauri e dalla Prof.ssa Cristina Innocenti.

Il progetto ANIMALI IN PARK rappresenta un esempio di “OPERA CORALE” cioè “un’opera artistica a più mani” in cui i singoli giovanissimi artisti, con formazioni diverse, hanno contribuito con la loro singola opera alla realizzazione di un’unica opera: tante voci, un coro, una voce.

L’installazione è visitabile presso il parcheggio dell'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze ed è stata realizzata grazie ad un’iniziativa di i-dee [adArte] in collaborazione con la Fondazione dell’Ospedale Meyer di Firenze con il contributo di Firenze Parcheggi.

Lenta Mente. 14 artisti contemporanei in mostra presso Merlino Bottega d'Arte, Firenze. Dal 5 al 26 novembre 2011.





Merlino Bottega d'Arte, Firenze. 5 - 26 novembre 2011

LENTA MENTE

14 artisti contemporanei in mostra.
Catalogo con testo critico di Cristina Olivieri.
Mostra a cura di Giovanna Cardini, Laura Giunti e Cristina Olivieri.

Opere di: Carla Adamo, Brunella Baldi, Francesco Baronti, Nicolò Orsi Battaglini, Claudio Bimbi, Giada Fedeli, Floriana Gerosa, Iain Antony Macleod, Andrea Mancini, Max Mazzoli, Dario Palermo, Maria Silvestri, Laura Troiano, Maurizio Vinanti.

Appare come un problema invisibile, una doppia verità: tempo e azioni si legano all’esistenza di ognuno di noi, tanto che possiamo cogliere il momento giusto, opportuno (Kairòs), o lasciarlo fuggire. A volte è l’istante, e vediamo nel principio di "causa-effetto", il concatenarsi delle azioni che provocano altre reazioni. Il tempo influisce tra gli esseri viventi di questa terra, tra azioni, sentimenti e stati del pensiero.
Spazio e tempo condizionano la nostra vita, inducono le nostre abitudini, le trasformano.
L’equilibrio sta tra la nostra conduzione e i fattori esterni che possono influenzare le nostre azioni nella scansione del tempo. Quattordici artisti si cimentano nel linguaggio espressivo a loro più congeniale e oggi raccontano un tema che è parte integrante della vita: il tempo.
Attraverso la pittura, la fotografia, la scultura, il video, le opere qui esposte interpretano soggetti, emozioni e concetti che conducono l’osservatore a una riflessione dell’agire con lentezza.
Il filosofo Remo Bodei sostiene che "Chi vive con ritmi rilassati sostanzialmente capisce di più il mondo". Invece la fretta è un modo assolutamente dispersivo di bruciare il tempo dell’esistenza.
"Lentamente" è per noi un movimento rigeneratore, è la ricerca di una stato di quiete consapevole, è relax ma è anche un susseguirsi, un ripetersi come il ciclo delle stagioni, come la burocrazia che rallenta le pratiche e fa accumulare le carte.
"Lentamente" è l’approccio dei rapporti umani, della conoscenza, di uno stato emozionale e fisico che nel tempo si dispiega e varia.
Siamo alle Murate, le ex carceri di Firenze, anche il luogo ci appare evocativo e simbolico. Perché il tempo e i ritmi di chi ha attraversato questi spazi doveva affluire con estrema lentezza tra le mura di questi edifici. Oggi tutto ciò che è slow è assimilabile al benessere, al gusto di assaporare qualcosa nella calma, l’energia dei sensi che si addice di più all’uomo, alla sua natura dinamica, ma pur sempre desiderosa di esperienze che il tempo scandisce e ripropone con lentezza.
In questa collettiva alla Merlino Bottega d’Arte trovano spazio le opere di artisti toscani e non solo. Opere e stati d’animo legati al tema di un andamento "lento" si moltiplicano e giungono rielaborati sotto forma di immagini in cui la lentezza è declinata nel linguaggio cinematografico reso in pittura, per passare alla scultura, ai collage, alle illustrazioni: il tutto, fate attenzione, da assaporare lentamente.

Le Invasioni Pittoriche di Duccio Mantellassi




La verità dell’immagine non risiede dove lo sguardo si posa. O perlomeno non solo.
Questo sembrano suggerire i ritratti di Duccio Mantellassi.
Duccio da sempre coltiva la sua vocazione alla pittura.
Autodidatta non classificabile, da studente del Liceo prima e di Architettura poi, affianca al mondo un universo parallelo, personale, reso possibile dalla capacità di costruire con la fantasia.
A colori o in bianco e nero è il tratto l’elemento che Duccio piega al suo volere. Acuto illustratore, la sua capacità più sorprendente sta nel risvegliare un domino di emozioni al primo sguardo.
L’immaginazione non conosce confini nel suo lavoro. E’ designer, ideatore di fumetti, pittore di miniature che rendono plastica la sua inesauribile vena immaginifica e appassionata.
Nei ritratti quelle che Duccio compie nelle vite altrui sono vere e proprie intrusioni.
Chi dipinge compie sotto i nostri occhi un po’ increduli una rilettura di ognuno dei personaggi prescelti. Il filtro attraverso cui questo processo avviene è il vissuto dell’artista; il soggetto è il banco di prova di un secondo incontro tra chi ritrae e chi è ritratto, un incontro già avvenuto nella vita di tutti i giorni e per questo quotidiano e familiare.
Duccio si permette di riaffermare a suo modo alcune identità che si credevano fissate combattendo un’improbabile quanto dispettosa lotta di fantasia, spezza, ricompone a proprio piacimento, sceglie dell’Altro ciò che gli serve solo perché funzionale al suo estro creativo.
Come un Cavaliere Azzurro piega al suo volere stili e colori e crea una galleria di personaggi la cui peculiarità è quella di essere fantastici e reali allo stesso tempo. L’artista attraversa i territori del suo immaginario portando con sé chi si frapponga tra lui e i suoi disegni.
Qualche visitatore si ritroverà in uno strano gioco di specchi: Paolo, Filippo, Maria, Caterina, Enzo, Fabrizia, Matilde, Elisa, Emma, Roberto, Michele, Guido, Alessandro, Francesca si riconosceranno lusingati dall’invadenza di chi si permette l’incursione. E saranno divertiti dalla visione di un altro sé stesso.
Per mano di Duccio ci lasciamo ammaliare da uno sguardo, da un’impertinenza bambina che tutti saranno disposti a perdonare forse perché solo tornando indietro nel tempo riusciamo a far nascere veramente l’adulto che è in noi.

Fabrizia Bettazzi

Appunti di Viaggio di Donatella Bemporad


Appunti di Viaggio... ...di un viaggio virtuale intorno al mondo...

Anima Rosa di Francesca Sanna


“L’unica possibilità per un artista è riprodurre una copia di sè stesso ogni qualvolta si accinge a creare qualcosa.
Sè stessi per parlare degli altri…è come se tutto filtrasse attraverso un panno imbevuto di inchiostro rosa e si impregnasse di felicità.
Non dipingo niente che può morire, non concepisco la morte nell’opera. Tutto è vivo, anche la materia più silenziosa.
Non dipingo quadri che vogliono essere quadri ma racconti introspettivi della mia anima.

Live free or die di Paolo Lamuraglia



La parola da sola non basta per raccontare e capire il mondo. Anche se è la parola illuminante dello storico o preveggente del poeta. La parola diventa più chiara accompagnandola all’immagine. Che sia il documento del fotografo, che la trasfigurazione dell’artista, del pittore. Paolo Lamuraglia è fotografo e pittore

Pittore a suo modo. Come fotografo coglie - con sincera partecipazione, vero virtuosismo tecnico e rigorosa aderenza alla realtà - eventi e protagonisti del nostro tempo. Come pittore evade dalla realtà, traduce poeticamente fatti, ansie, passioni, speranze in intriganti astrazioni. Ogni sua opera è un labirinto popolato di simboli, segni irripetuti che si rincorrono, si contrappongono, si intrecciano in un gioco appassionante e coinvolgente. E’ una pittura quella di Paolo Lamuraglia nuova e originalissima nel linguaggio informale, antica nella fattualità miniaturistica, inconsueta nella scelta del supporto: né tela, né carta, né favole ma rottami d’auto. Parti di carrozzerie. Non è quindi pittura da cavalletto quella che ci offre. Per esprimersi ha bisogno di una resistenza “di una superficie dura” come si esprimeva il grande Jackson Pollock, per poter stare interamente dentro l’opera. Viverla. (Giancarlo Degl'Innocenti)

Inaugurazione 23 maggio ore 19.00

Zoe
via dei Renai, 13 - Firenze
Lun-dom 7-01
Ingresso libero

Situazione Pop di Anna Bianchi.



Situazione Pop, di Anna Bianchi.
Le opere dell'artista prendono spunto da tutto cio' che ruota intorno al cinema, moda e cultura, dagli anni '50 fino agli '80, periodi ricchi di rivoluzioni visive e stilistiche.

EGO di Maria Eugenia De Scalzi



Sono le donne le vere protagoniste. Il nostro mondo, le nostre debolezze e insicurezze.
Il  quadro è una finestra sul mondo dalla quale potrai affacciarti e  renderti partecipe di cosa ho osservato, sentito e vissuto. Ho colorato  il mio messaggio: scopri te stessa e riprenditi la vita.

CON LA MUSICA IN TESTA “tra segno e suono” di Riccardo Brizzi



Riccardo Brizzi nasce a Grosseto il 3 marzo 1974, vive attualmente a Firenze.
...Si  è diplomato al liceo artistico Pietro Aldi di Grosseto e  successivamente frequenta e si laurea in Architettura presso  l’Università di Firenze.
In questi anni di formazione e di studio  personale il suo sguardo si rivolge alla pittura di artisti come Shiele e  Toulouse Lautrec e alla loro visione del proprio io ed alla loro forza  espressiva; è affascinato da architetti come Gaudì, Tadao Ando, Ghery  per la loro ricerca del “caos” e armonia dello spazio.
E’ stata la  passione per la musica e la sua condivisione con altri musicisti, in  situazioni e luoghi diversi, ad aiutarlo ancora di più a capire le  sfumature dell’animo e della vita. Da qui sempre più forte la necessità  di proiettare l’attitudine al suono nella sfera visiva attraverso  personale sensibilità e una lettura sognante e trasfigurata della  realtà.
La ricerca pittorica nel tempo approda a un tratto grafico  che esplora le caratteristiche somatiche dei suoi soggetti enfatizzate  da un segno sporco e a tratti schizofrenico. Ne coglie così passioni  tormenti e vita vissuta.
La “linea di contorno”, che è essenza delle  figure, si riavvolge e si “scioglie” in un passaggio dal bianco e nero  al colore rivelando luce e ombra in un continuo gioco di sensazioni.
La  passione per la musica, tema del progetto al quale lavora da più di un  anno, incontra sulla tela, in uno scambio simbiotico, il segno da  “ascoltare” con gli occhi e il suono da “vedere” con l’anima.
Anche  la musica ha un colore: si trasforma in ciò che l’occhio vede, negli  stati d’animo di chi la esegue, nelle tenebrose, malinconiche e poetiche  sfumature come quelle della la terra in cui è nato: la maremma.

Ha esposto:
Grosseto all’ Associazione Culturale Pigmenti ed al locale Bluemoon
Firenze ai locali Pop Cafè, Slowly, Meykadeh
Sesto Fiorentino sala prove Parsifal


Ufficio Stampa di Sandra Salvato - Studio Salvato Cabras:
Via V. Emanuele II, 40 50132 Firenze,
Tel. + 39 339 788 50 21,
e-mail: salvatocabras@alice.it


Servizio fotografico di Valerio Conti:
framesworldphoto@yahoo.com

Per info: brizzi.riccardo@gmail.com,

i.deeadarte@libero.it

Colore di Sara Roncolini



Sara Roncolini nasce a Pisa il 24 marzo 1986.
Dall'isola del Giglio si trasferisce a Grosseto nel settembre 1998, per frequentare e diplomarsi al Liceo Artistico Pietro Aldi nel 2004.
Successivamente frequenta l'Accademia delle Belle Arti di Roma.

In questi anni ha partecipato a varie mostre nell'ambito accademico Romano e ad altre mostre regionali come l'Art day 2008 di Porto Santo Stefano.

Dopo aver partecipato alla XXXIII edizione dell "primavera Maremmana" e alla collettiva di pittura "Off Topic" a Grosseto, espone a Velletri presso Ma-tata Gallery, uno spazio espositivo per giovani artisti emergenti.

Nel gennaio 2010 ha esposto con la mostra personale "Frammenti di colore" presso l'Angels di Firenze.

Sara pone al centro del suo percorso artistico la tecnica: il quadro vive di una tecnica fine ed elegante, le policromie eseguite con pennello e spatola pur sovrastandosi le une alle altre non rompono l'equilibro dell'immagine ma diffondono energia e carattere a tutta l'opera.

La tecnica è a olio, un olio corposo che lascia sulla tela materia morbida grazie all'aiuto di polveri come gesso e stucco che vanno a riempire spazi di luce dorate privi di colore.

Sono le luminose foglie oro argento e rame a dare quella luminosità singolare che và ad intaccare le sfumature di colore che di opera in opera cambiano forma e direzione.

Tutto sembra essere studiato nei minimi particolari come la precisione quasi maniacale dei piccoli tasselli di colore e l'applicazione stessa delle foglie dorate, l'insieme di queste capacità diffonde equilibrio e piacere in tutto il suo percorso artistico.

Corpo-Reo di Federica Gonnelli



Mani, piedi, visi: margini di contatto del nostro corpo con il mondo che ci circonda. Sono le estremità dell’uomo vitruviano, icona della civiltà occidentale, che definiscono i confini del cerchio e del quadrato in cui il corpo è stato inscritto da Leonardo.
Nel pensiero di Federica Gonnelli, la centralità dell'uomo è punto focale, tanto da poter definire “corporeo” il suo percorso artistico.
Qui, una linea breve e sottile scende come una ghigliottina e divide “Corpo” da “reo” per dare una lettura inedita dell’arte di Federica.
Sono le parti terminali del nostro corpo a rappresentare le avanscoperte del peccato: le mani che prendono, che toccano e che feriscono; i piedi che conducono a una cattiva azione, che scalciano e che bloccano il passaggio. Al vertice, la testa con i cinque sensi e al suo interno il cervello, in cui i “pensieri pe(n)santi”, frutti del desiderio, costituiscono il motore primo per azionare la macchina umana.
L’attenzione spasmodica che l’artista mette nel replicare i componenti pare suggerire la molteplicità del Sé. Ed è così che quei frammenti si macchiano anche della colpevolezza di essere il soggetto-oggetto ossessivo e assoluto delle opere.
Ma il candore dell’organza purifica da qualunque colpa. I corpi del reato, mondati dal Male, si lasciano ammirare dallo spettatore nelle loro armoniose proporzioni e nelle sorprendenti combinazioni per essere poi accolti nel tempio della perfezione.

Photo: V. Conti - framesworldphoto@yahoo.it